Valeggio Sul Mincio


Accompagnati da una guida turistica, scoprite l’entroterra sud del lago di Garda, lungo il corso del fiume Mincio, l’emissario del Garda, uno dei fiumi più puliti d’Italia, ricco di fauna e flora acquatica tanto da essere dichiarato zona protetta.
Borghetto
Lungo il Mincio sorge Borghetto, incantevole e antichssimo villaggio di mulini costruiti sul fiume che creano vicoli e scorci suggestivi.
Il borgo conserva un’atmosfera medievale, coi suoi merli ghibellini, il campanile della chiesetta di San Marco, e le ruote degli antici mulini ad acqua. La scena è dominata dal celebre Ponte Visconteo, una diga fortificata eretta nel 1393 da Gian Galeazzo Visconti, Duca di Milano, per proteggere i confini orientali dei suoi possedimenti. Il ponte venne unito al sovrastante Castello Scaligero da due cortine merlate così da inserirsi nel cosiddetto Serraglio, un formidabile sistema fortificato che si snodava per 16 chilometri nella pianura compresa tra il lago di Garda, Verona e Mantova.
Il ponte è lungo 650 metri, largo 25.

Valeggio
Il paese di Valeggio è dominato dalla presenza del Castello Scaligero ancora intatto in tutto il suo imponente fascino.
La parte oggi visitabile è l’antica Rocca, cui si accedeva per mezzo di ponti levatoi. Delle mura perimetrali non rimangono che ruderi.
La piazza centrale del castello è caratterizzato dalla particolare Torre Tonda, una costruzione a ferro di cavallo che risale al X secolo quando già sorgeva un fortilizio per il controllo dello strategico passaggio sul Mincio.
L’attuale castello risale al periodo scaligero di Verona e passò insieme a tutti i possedimenti scaligeri in mano viscontea nel 1387.
Il castello è tutt’ora visitabile. Si dice che il castello sia abitato dal fantasma di Andriolo da Parma, signore del castello di Valeggio, ingiustamente accusato di tradimento da Giacomo da Carrara nei tumultuosi anni che precedettero l’avvento dei veneziani nei vecchi territori degli scaligeri.
Molti giurano di aver visto la sua sagoma evanescente aggirarsi tra le mura e merli del castello nelle notti di plenilunio.

Salionze
Non lontano da qui, presso Salionze, nel 452 d.C., vi fu quello strano incontro tra Attila, re degli Unni, e Papa Leone Magno che, giunto da Roma per arrestarne le devastanti scorrerie, scongiurò la calata degli unni lungo la penisola italica. Ancora oggi, ogni anno, alla metà di lugio, in occasione della Sagra di Salionze, si svolge la rievocazione storica dell’evento.
I Tortellini In tutta la zona, in antichi ristoranti tradizionali, si possono gustare i celebri tortellini, prodotto tipico della zona, conosciuti per la loro sfoglia sottilissima

La leggenda del Nodo d’Amore…come naquero i tortellini

Sul finire del Trecento il signore di Milano Giangaleazzo Visconti si appostò con le sue truppe sulle sponde del fiume Mincio.
Nell’accampamento approntato per la notte il buffone Gonnella raccontò ai soldati di una leggenda locale: di come il fiume fosse popolato di splendide ninfe che di notte uscivano per danzare, ma che una maledizione aveva condannato a trasformarsi in orride streghe.
Durante quella stessa notte le ninfe-streghe uscirono e iniziarono a ballare tra i soldati addormentati; il capitano delle guardie Malco, però, stava vegliando e alzatosi improvvisamente ne inseguì una; dimenandosi, la strega perse il mantello rivelandosi una bellissima ninfa, Silvia.
I due si innamorarono e si giurarono eterno amore; prima di tornare nel fiume, la ninfa donò a Malco un fazzoletto dorato come pegno.
La sera successiva durante dei festeggiamenti Malco riconobbe tra le danzatrici Silvia che per amor suo si era spinta tra gli uomini.
Gli sguardi che i due si scambiarono ingelosirono però Isabella, nobile dama invaghita del capitano, che denunciò Silvia come strega.
Le guardie intervennero per arrestarla, ma Malco permise alla ninfa di fuggire. Imprigionato, il capitano ricevette la notte stessa la visita di Isabella, che gli chiese perdono. In quel mentre comparve anche Silvia che propose all’amato l’unica via di fuga possibile: non sulla terra, ma nelle acque del fiume! I due si diressero al Mincio, inseguiti dalle guardie del Visconti: quando anche il signore di Milano giunse presso il fiume, vi trovò solamente il fazzoletto di seta dorata annodato dai due amanti per sigillare il loro amore.
Ancor oggi si ricorda la storia dei due innamorati tirando una pasta sottile come la seta, annodata come il fazzoletto dorato e arricchita di un delicato ripieno… così nacque il tortellino di Valeggio sul Mincio

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